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Immigrati

Pur avendo iniziato tardi, rispetto agli altri Paesi europei, ad assumere una dimensione rilevante (così com'è avvenuto in tutta l'area europeo-mediterranea), l'immigrazione straniera in Italia non è più un'anomalia nel quadro europeo, ma presenta caratteristiche sempre più "normali" (si veda il Dossier statistico annuale curato dalla Caritas di Roma). Insediamento stabile nella stragrande maggioranza dei casi (quasi 9 immigrati su 10 sono in Italia per motivi di lavoro o di famiglia), maggiore concentrazione nelle aree del Paese dove sono più elevate le possibilità occupazionali, numero crescente di ricongiungimenti familiari, minori e nuovi nati (la cosiddetta "seconda generazione").

L'Italia è così il quarto Paese dell'Unione europea per numero di immigrati, pur essendo al di sotto della media europea per incidenza sulla popolazione totale (circa 2,8% in Italia rispetto al 5% della media UE). Come in molti altri Paesi europei, cresce la domanda di immigrati da parte del mondo economico e imprenditoriale e si registra un generale riconoscimento dell'importanza dell'immigrazione per questioni economiche e demografiche. In alcuni Paesi mediterranei come l'Italia, poi, l'elevato numero di immigrati impiegati nei servizi, soprattutto quelli alle persone (collaborazioni domestiche, assistenza anziani ecc.), supplisce alle carenze di welfare (si veda il Rapporto immigrazione dell'Ires-Cgil).

Di fronte alla rilevanza che il fenomeno dell'immigrazione aveva ormai assunto nella seconda metà degli anni Novanta in Italia, nel 1998 era stata adottata la Legge n. 40 che si proponeva di disciplinare la materia in modo organico in tutti i suoi aspetti e che andava a colmare un grave vuoto legislativo. Una riforma che adeguava la normativa italiana alle linee guida europee e che, in alcuni ambiti, influenzava positivamente il nascente modello europeo da cui scaturirà entro il 2005 la politica comune su immigrazione e asilo. Agli interventi sul fronte degli ingressi e delle espulsioni non sono però state affiancate adeguate iniziative sui diritti di cittadinanza e di soggiorno, lasciando scoperto il fronte della cosiddetta integrazione degli immigrati, piuttosto ricco nelle intenzioni del legislatore ma scarso nei risultati. Il governo dell'immigrazione si è infatti concentrato su una minoranza di immigrati (quelli entrati illegalmente nel Paese), trascurando la stragrande maggioranza. Così, a parte alcuni interventi tesi a garantire il diritto allo studio e i molteplici servizi nati per stranieri, spesso su iniziativa del volontariato, i problemi legati all'alloggio, all'occupazione e alla salute sono rimasti molti e in molti casi caratterizzati da discriminazioni e gravi difficoltà da superare (si veda il secondo Rapporto sull'integrazione degli immigrati in Italia, redatto dalla ora decaduta Commissione per l'integrazione).

La carta di soggiorno, primo passo verso una maggiore tutela degli stranieri non comunitari regolarmente residenti da anni in Italia, ha stentato a partire. Il diritto di voto locale, garantito in molti Paesi europei e separato dalla Legge 40/98, non è mai stato sottoposto ad approvazione parlamentare. Sulla cittadinanza, l'Italia continua ad essere uno dei pochi Paesi europei basati sul diritto ereditario (jus sanguinis) e infatti il tasso di naturalizzazione in Italia è tra i più bassi d'Europa (0,8%). Gravissima inoltre la questione dell'asilo, per la quale l'Italia rimane l'unico Paese europeo senza una disciplina organica. In questa situazione e con una nuova maggioranza politica al governo del Paese la normativa è stata modificata nel luglio 2002 con l'approvazione della Legge n. 189, che ha completamente accantonato le intenzioni espresse dalla Legge n. 40/98 in materia di integrazione degli stranieri concentrando l'attenzione sulle questioni legate all'ordine pubblico. Sono così state introdotte nuove norme (restrittive) relative all'ingresso e al soggiorno degli stranieri non comunitari e intensificate le misure sulle espulsioni e contro l'immigrazione illegale.

La modifica più rilevante rispetto alla normativa precedente ha riguardato l'introduzione del contratto di soggiorno, che lega direttamente l'ingresso e la permanenza in Italia degli stranieri non comunitari immigrati all'effettiva esistenza di un rapporto di lavoro. Con la nuova legge e successivi decreti (Decreto Legge n. 195 del 9 settembre 2002 e relative modifiche), il governo ha poi previsto la possibilità di regolarizzazione (scaduta l'11 novembre 2002) per gli stranieri (colf, badanti e lavoratori subordinati) che lavoravano in Italia senza un regolare permesso di soggiorno (e quindi privi anche di un contratto di lavoro). Tra le critiche sollevate alla nuova normativa, la più ricorrente riguarda l'aver ridotto ulteriormente le già scarse possibilità d'ingresso in Italia degli stranieri non comunitari, nonostante le richieste di manodopera degli imprenditori italiani e le condizioni oggettive che obbligano un numero crescente di cittadini dei Paesi più poveri a cercare di migliorare le condizioni di vita loro e delle loro famiglie emigrando nei Paesi più ricchi. In mancanza di adeguati canali d'ingresso in Italia e nell'UE, infatti, molte persone (tra le quali anche profughi che avrebbero il diritto di trovare asilo) si rivolgono alle organizzazioni criminali che controllano i canali dell'immigrazione illegale, rischiando la vita e in molti casi perdendola. Legge regionale 8 Gennaio 2004, n.1 sulla gazzetta ufficiale del 15 Gennaio 2004 è stata pubblicata la legge regionale 8 Gennaio 2004 n.1, attuativa della legge quadro nazionale sul sistema integrato di interventi e servizi sociali.